Bagaladi, strappo totale tra Marrapodi e Monorchio: ‘Il sindaco un padrone ottocentesco’
Dopo la revoca da vicesindaco, Antonino Marrapodi mette nel mirino il sindaco Santo Monorchio: “Non cerca unità di intenti, ma unicità di intenti”. E la vicenda richiama alcune fratture vissute da Falcomatà negli anni scorsi a Palazzo San Giorgio...
07 Ottobre 2026 - 09:58 | di Redazione

Non una semplice presa di distanza, ma una rottura politica totale. A Bagaladi esplode lo scontro tra il sindaco Santo Monorchio e Antonino Marrapodi, fino a pochi giorni fa vicesindaco e assessore comunale.
Dopo la revoca dell’incarico, comunicata – racconta Marrapodi – tramite Pec, l’ex numero due dell’amministrazione affida a una lunga lettera aperta ai cittadini un attacco durissimo al primo cittadino.
Una resa dei conti politica dopo oltre dodici anni di esperienza amministrativa e un rapporto che, almeno stando alle parole utilizzate da Marrapodi, appare ormai definitivamente compromesso.
Marrapodi contro Monorchio: “Non unità, ma unicità di intenti”
È soprattutto un passaggio della lettera a fotografare il livello raggiunto dallo scontro. Marrapodi contesta apertamente il metodo di governo del sindaco e utilizza parole che non lasciano molto spazio a possibili ricomposizioni.
“L’ing. Monorchio con questa nuova giunta non ricerca unità di intenti, come da lui dichiarato, ma anela all’unicità di intenti”, scrive Marrapodi.
Poi l’affondo: “Faccio tutto io, decido tutto io”, una formula che Marrapodi attribuisce al modo di amministrare del sindaco, aggiungendo che sarebbe stato lo stesso Monorchio a esprimersi in questi termini in Consiglio comunale.
Il giudizio politico diventa ancora più pesante poche righe dopo. L’ex vicesindaco definisce il primo cittadino “un padrone ottocentesco di cui il paese non sente proprio il bisogno”, spiegando di non essere disposto ad assecondare questo modello “standomene in silenzio”.
Parole che segnano uno strappo netto all’interno di una squadra che aveva condiviso per anni un percorso amministrativo.
“Sono diventato troppo ingombrante”
Marrapodi prova anche a dare una propria interpretazione della revoca. Sostiene di essere diventato nel tempo una figura “troppo ingombrante” o comunque “anomala rispetto ad un contesto poco edificante”, fino alla necessità, a suo dire, di essere allontanato prima che potesse beneficiare politicamente dei risultati del lavoro svolto.
L’ex vicesindaco rivendica una lunga serie di attività amministrative: dalla gestione del bilancio ai finanziamenti per gli edifici scolastici, dal servizio scuolabus alla gestione dell’emergenza Covid, passando per il servizio civile, i progetti della Città Metropolitana e le iniziative pubbliche.
“Come fatto in tanti anni di mandato amministrativo, ho sopperito alla vacanza sindacale e ho fatto da solo, per quel che ho potuto e saputo immaginare, ben conscio che ormai al Comune di Bagaladi la fantasia supera la realtà”, evidenzia l’ex vice sindaco.
Ma il punto politico è un altro. Marrapodi rivendica soprattutto di non essersi trasformato, sono ancora parole sue, in “un attendente sempliciotto, pronto a dire sempre ‘signor sì’”.
E rincara la dose quando parla della gestione degli ultimi mesi. Racconta che lui e altri consiglieri avrebbero appreso dell’organizzazione di eventi pubblici soltanto attraverso i social e denuncia quello che considera uno “svilimento delle prerogative consiliari”.
“Se la mia colpa è aver fatto capire che pur rispettando i ruoli, bisogna condividere idee e iniziative, sono colpevole. Se la colpa è chiedere percorsi collettivi e massimamente inclusivi, mi dichiaro due volte colpevole”, scrive.
Lo strappo nel gruppo “Fare per Bagaladi”
Il passaggio assume un peso ancora maggiore perché Marrapodi sostiene di essere stato proprio il “collante” del gruppo Fare per Bagaladi, arrivando a definirsi mediatore e autore dell’ultimo documento unitario della maggioranza.
Da qui il senso politico della lettera: non soltanto la reazione personale alla revoca di una delega, ma la contestazione complessiva del metodo con cui Monorchio starebbe guidando oggi l’amministrazione.
Marrapodi assicura comunque che continuerà il proprio percorso da consigliere comunale, annunciando inoltre la pubblicazione nei prossimi giorni dell’attività amministrativa svolta durante l’estate.
E pur nella durezza dello scontro, formula gli auguri di buon lavoro ai nuovi componenti dell’esecutivo.
Da Bagaladi a Reggio, una curiosa similitudine politica
La vicenda di Bagaladi richiama, pur con storie e presupposti differenti, alcune fratture vissute negli anni scorsi al Comune di Reggio Calabria.
Il collegamento è anche familiare: Santo Monorchio è il suocero dell’ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, che nel 2015 ha sposato Giovanna Monorchio, figlia del sindaco di Bagaladi.
E proprio durante l’esperienza Falcomatà si è consumata, negli anni, la rottura con uno dei suoi uomini inizialmente più vicini: Armando Neri, vicesindaco e assessore al Bilancio durante il primo mandato, successivamente passato all’opposizione.
Neri aveva tracciato una linea molto netta tra il primo e il secondo mandato di Falcomatà. Aveva ricordato di avere ricoperto “ruoli importanti di governo fino al 2020”, sostenendo che successivamente fosse cambiato il sistema politico e amministrativo e spiegando di essere stato “costretto a fare una scelta di coerenza” con i propri valori.
Un precedente diverso per dinamiche e tempi, ma che rende singolare il parallelo: prima Falcomatà e Neri a Reggio, oggi Monorchio e Marrapodi a Bagaladi. In entrambi i casi, un rapporto politico nato all’interno della stessa squadra e arrivato, nel tempo, a una contrapposizione pubblica molto dura.
A Bagaladi, però, la frattura è appena esplosa. E dopo parole come “unicità di intenti”, “faccio tutto io, decido tutto io” e soprattutto “padrone ottocentesco”, appare evidente come il confronto tra Marrapodi e Monorchio sia soltanto agli inizi…
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