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L’odissea dei dializzati a Reggio, cure fino all’una di notte e nessuna navetta: ‘Non ce la facciamo più’

Continua la protesta dei malati costretti al turno serale (21:00-01:00). Le drammatiche testimonianze. Il portavoce di Fintred Calabria annuncia possibili sviluppi

dializzati

“Devo fare questa dialisi, altrimenti muoio”.

Poche parole, pronunciate con fatica da un paziente, raccontano meglio di qualsiasi numero il dramma che stanno vivendo i dializzati di Reggio Calabria. Sono le ore della notte in cui una persona malata dovrebbe essere a casa, riposare, recuperare le energie. Invece, davanti al Grande Ospedale Metropolitano, ci sono uomini e donne che si preparano ad affrontare, o hanno appena concluso, quattro ore di terapia salvavita.

Dalle 21 all’una di notte. Tre volte alla settimana. Tra difficoltà fisiche, problemi respiratori, spese per raggiungere l’ospedale e familiari costretti a cambiare completamente le proprie abitudini. È il volto più duro dell’emergenza dialisi a Reggio Calabria, quello raccontato direttamente dai pazienti durante il sit-in notturno organizzato da Fintred tra il 26 e il 27 ottobre.

Una protesta che arriva dopo settimane di tensioni, iniziate con l’interruzione dei trattamenti al Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro e proseguite con la sistemazione temporanea dei pazienti al GOM.

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“Non me la sentivo nemmeno di venire. Ma senza dialisi muoio”

“Non me la sentivo nemmeno di venire a fare dialisi – racconta uno fra i presenti. Eppure, purtroppo sono costretto a fare questa dialisi. Che non c’è niente da fare”.

Vorrebbe restare a protestare, anche incatenandosi davanti all’ospedale, ma non può. Il trattamento non è rinviabile. Una testimonianza che fotografa la condizione di questi pazienti: chiedono di essere ascoltati, ma non possono neppure interrompere le cure per far sentire la propria voce.

“La notte è fatta per riposare. Invece per noi la terapia inizia”

Ancora più articolato lo sfogo di una donna, che racconta quanto sia difficile affrontare le terapie notturne convivendo con altre patologie.

“Ho una bronchite asmatica. Venire a quest’ora a fare dialisi… perché si deve fare dialisi, purtroppo, per salvarsi la vita, per andare avanti giornalmente”.

Il freddo, soprattutto quando si esce dall’ospedale all’una di notte, rappresenta un’ulteriore preoccupazione. Ma i dializzati rivolgono anche il pensiero al personale sanitario, che da settimane sta sostenendo turni straordinari per garantire l’assistenza.

“Noi ringraziamo tutti, gli infermieri sono a nostra disposizione, ma loro sono anche stanchi. Noi li vediamo che hanno gli occhi gonfi e sono stanchi a causa di questi turni notturni. La notte è fatta per riposare. Anche i pazienti in nefrologia, negli altri reparti, la notte dormono perché la terapia finisce. Invece per noi la terapia inizia!”.

Poi il riferimento alla quotidianità stravolta e alle condizioni di salute di chi è costretto a sottoporsi alla dialisi.

“Noi dovremmo essere a casa con i nostri cari, a badare loro e badare a noi stessi, perché la notte non si va a passeggio quando una persona è ammalata. La dialisi – continua il racconto della donna – è troppo, troppo, troppo pesante, credetemi! Perché una si stanca, la pressione si abbassa quando si fa dialisi, per altre patologie che tutti noi abbiamo, non abbiamo solo la insufficienza renale cronica, ne abbiamo altre molto di più gravi”.

“Pago 40 euro per ogni dialisi, tre volte alla settimana”

Oltre alla sofferenza fisica, emerge un altro problema: il costo degli spostamenti.

Una paziente anziana racconta di vivere sola e di dover sostenere personalmente le spese per raggiungere l’ospedale.

“Io personalmente sono sola nello stato di famiglia, pago 40 euro per ogni dialisi, tre volte la settimana. E io ancora ce la faccio, ma non tutti possono neanche affrontare questa spesa”.

Significa 120 euro alla settimana, una cifra che può pesare in maniera significativa sul bilancio di una persona anziana o con un reddito limitato. Ma a pagare il prezzo di questa situazione sono anche i familiari.

“Ci sono familiari che non dormono e poi il giorno dopo devono andare al lavoro per avere prelevato i loro cari qui alla dialisi all’una di notte, all’una e mezza”.

Il servizio navetta torna così al centro delle richieste rivolte alle istituzioni.

“Arriviamo in ospedale con il pigiama addosso. E quando arriverà il freddo?”

Un altro paziente mostra gli abiti che indossa. Non è una scelta casuale. Racconta di essere costretto ad arrivare in ospedale già vestito per la dialisi.

“Io addosso ho il pigiama e qualche maglione, perché dentro non abbiamo gli spogliatoi. Arriviamo con i pigiami addosso e ci mettiamo in dialisi”.

La sua preoccupazione riguarda soprattutto l’arrivo dell’inverno, quando le temperature notturne si abbasseranno ulteriormente.

“Ma quando cominceremo a prendere le botte di freddo, poi chi è che ci cura? Stiamo qui in pianta stabile a H24? Ci facciamo ricoverare tutti quanti? Forse è questo l’obiettivo? Non ho capito”.

Lo stesso paziente esprime forti dubbi anche sull’ipotesi di realizzare un nuovo centro dialisi nei locali di via Willermin, una delle possibili soluzioni emerse nelle ultime settimane.

“Ammesso che le mura siano sistemate: innanzitutto non si sa quant’è lo stanziamento; in secondo luogo non c’è un’approvazione per l’adattamento per i macchinari e degli impianti; terzo, non so se si dovrà fare un appalto nuovo”.

Il timore è che anche questa proposta possa richiedere tempi incompatibili con l’emergenza attuale.

“Già due o tre mesi è mostruoso, ma parlarci che si possa fare in due o tre mesi è una follia! Qui si parla dai 6 ai 12 mesi se si devono seguire i tempi degli appalti statali”.

Si tratta di valutazioni espresse dal paziente, non di un cronoprogramma ufficiale dei lavori.

Puntillo: “Quello che stanno vivendo è disumano”

Ad accompagnare i pazienti durante la protesta c’è il dottor Francesco Puntillo, coordinatore regionale Fintred Calabria, che da anni segue la vicenda e chiede alla Regione di riconoscere formalmente il fabbisogno aggiuntivo di posti rene.

Puntillo non nasconde la propria indignazione.

“Sono tutti quanti veramente affaticati perché fare la dialisi, iniziando il turno alle 21:00 per poi finire alle ore 01:00 di notte, è una cosa davvero disumana”.

Poi richiama l’attenzione sulle condizioni delle persone presenti.

“Guardate il signore con l’ossigeno, guardate la signora cieca da un occhio, lui con la febbre a 39 che deve venire a fare dialisi e non vi racconto le varie patologie degli altri”.

Il giudizio è durissimo.

“Venire qui a fare dialisi dalle 21:00 all’una di notte perché a Reggio Calabria mancano posti rene è una cosa davvero raccapricciante”.

Sulla futura apertura di via Willermin, Puntillo preferisce non alimentare ulteriori aspettative.

“Sulla prossima apertura di via Willermin noi stendiamo un velo pietoso perché tante volte ci sono state prospettate soluzioni mirabolanti e così via, ma poi si sono rivelate tutte specchietto per le allodole”.

La priorità, per l’associazione, resta il riconoscimento formale del fabbisogno da parte della Regione.

“L’unica cosa che può davvero determinare una svolta è che la Regione Calabria certifichi la carenza di posti rene all’interno di questa ASP”.

La possibile svolta nella notte: “Il documento sarebbe stato firmato”

Proprio mentre la protesta prosegue, arriva una notizia che potrebbe cambiare il corso della vicenda.

Puntillo riferisce di aver ricevuto una telefonata dal dottor Rubens Curia, a seguito di un’interlocuzione con il dottor Esposito, direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria.

“Mi è giunta poco fa una telefonata e ringrazio il dottore Rubens Curia, che ha avuto un’interlocuzione con il dottore Esposito, il direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute, che mi dice che finalmente quel documento è stato firmato”.

Secondo quanto riferito a Puntillo, il documento dovrebbe essere protocollato martedì 27 ottobre, acquisendo così ufficialità.

Una notizia importante, ma che il coordinatore di Fintred accoglie con estrema prudenza.

“Se fosse così, e io voglio credere perché il dottore Esposito è persona seria e non si sarebbe sbilanciato se non ha la certezza che è così, se è così possiamo dire che i sacrifici di questa povera gente sono stati finalmente ripagati”.

Subito dopo, però, ricorda gli otto anni di attese e gli impegni rimasti senza seguito.

“Ma è da 8 anni che abbiamo una firma lì pronta nell’immediato per essere messa nero su bianco, quindi consentiteci con estrema cautela e prudenza di prendere questa informazione per quella che è”.

E conclude:

“Domani, se sarà così saremo tutti felici di poter dire che mezzo passo è stato fatto”.

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