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Pentedattilo, il borgo dalle cinque dita a 30 km da Reggio: storia, leggende e set del cinema

Storia e cose da vedere nel borgo

Le case in pietra di Pentedattilo ai piedi della rupe rossastra del monte Calvario al crepuscolo

Una rupe rossastra che ricorda una mano con cinque dita, case di pietra aggrappate alla roccia e una storia che va da una strage del 1686 ai set del cinema. Il borgo di Pentedattilo, frazione di Melito di Porto Salvo, si trova a circa 30 chilometri a sud di Reggio ed è tornato al centro dell’attenzione dopo le notizie sulle nuove riprese cinematografiche.

Cosa sapere su Pentedattilo

  • Pentedattilo prende il nome dal greco ‘cinque dita’, quelle della rupe del monte Calvario che domina il borgo
  • La sua storia attraversa la strage degli Alberti del 1686, il terremoto del 1783 e lo spopolamento del Novecento, fino alla rinascita con botteghe, festival e murales
  • Il cinema vi ha girato film come ‘Un ragazzo di Calabria’ (1987) e ‘Tutto a posto’, e ogni anno il borgo ospita il Pentedattilo Film Festival

Perché si chiama così: la rupe a cinque dita

Pentedattilo prende il nome dal greco Pentedáktylos, ‘cinque dita’: la rupe rossastra del monte Calvario su cui si arrampica il borgo, sul versante ionico della provincia di Reggio, alle pendici dell’Aspromonte, nella Costa dei Gelsomini.

Di origine bizantina, il centro fiorì tra il XIII e il XIV secolo. Sulla cima del paese restano i ruderi del castello medievale, che per secoli è stato il cuore del potere feudale della zona.

La strage degli Alberti del 1686 e la leggenda della ‘Mano del Diavolo’

Il nome di Pentedattilo è legato soprattutto alla strage degli Alberti. Secondo la ricostruzione dell’associazione Antico Borgo di Pentedattilo, nell’aprile del 1686, due giorni dopo Pasqua, il barone di Montebello Bernardino Abenavoli entrò nel castello con oltre quaranta uomini, portò via Antonia, sorella del marchese Lorenzo Alberti, e uccise lui e altri familiari.

Da quella vicenda nasce la leggenda della ‘Mano del Diavolo’: secondo il racconto, le dita della rupe sarebbero quelle insanguinate del barone (si tratta di una leggenda popolare e non di un fatto documentato ndr.).

Dal terremoto del 1783 all’abbandono, fino alla rinascita

Nel 1783 Pentedattilo fu gravemente colpito dal terremoto della Calabria meridionale e iniziò un lento spopolamento. Nel 1811 il paese, che fino ad allora era un comune autonomo, divenne frazione di Melito Porto Salvo; nel 1968 il centro antico fu dichiarato inabitabile.

Negli ultimi anni gli abitanti sono tornati a prendersene cura, tra botteghe artigiane e nuove iniziative. Nell’estate 2026, con il progetto ‘Rianimare Pentedattilo’, il borgo nuovo ha ricevuto sette murales del festival ‘Tra le mani di pietra’, inaugurati il 29 agosto, e il 30 agosto è tornato il Pentedattilo Film Festival, insieme alla prima edizione del ’48 Ore Pentedattilo’, con sei troupe a girare un cortometraggio in due giorni.

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Pentedattilo al cinema: da Comencini a ‘Tutto a posto’

Il borgo è un set a cielo aperto da decenni. In ‘Un ragazzo di Calabria’, film di Luigi Comencini del 1987 ambientato nel 1960, il protagonista corre scalzo tra le case di Pentedattilo, secondo la scheda di Italy for Movies, il portale delle location cinematografiche italiane.

Più di recente, ‘Tutto a posto’, film tv diretto da Giorgio Romano per il ciclo ‘Purché finisca bene’ di Rai 1, è stato girato tra Reggio e Pentedattilo. Il Pentedattilo Film Festival, dedicato ai cortometraggi, è nato nel 2006.

E il borgo è anche una delle location di ‘Captivated‘, film di Dito Montiel con Al Pacino e Katie Holmes.

Cosa vedere a Pentedattilo e come arrivare da Reggio

Tra le tappe indicate:

  • Chiesa della Candelora, con una scultura cinquecentesca della Madonna con bambino;
  • ruderi del castello, sulla cima del paese;
  • Museo delle tradizioni popolari contadine, il MuTrap;
  • Casa del bergamotto, con gli antichi strumenti per estrarre l’essenza dell’agrume;
  • botteghe di artigiani che lavorano vetro, legno e ceramica.

Il borgo ha attirato anche viaggiatori famosi: nel 1930 arrivò l’incisore olandese Maurits Cornelis Escher, che vi trovò soggetti per le sue litografie, e prima di lui l’inglese Edward Lear, autore del ‘Diario di un viaggio a piedi’, al cui percorso si ispira il ‘Sentiero dell’inglese’, ricordano gli stessi volontari dell’Antico Borgo di Pentedattilo.

In auto si percorre la statale 106 Jonica verso Melito Porto Salvo; a piedi, il trekking da Melito richiede circa due ore.

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