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“Il metodo del lavoro”. Ricordi ed emozioni nell’intervento dell’ex Reggina Adejo

Il workshop organizzato nel contesto de "La Regata del Mediterraneo" edizione speciale

Adejo Daniel

La Regata del Mediterraneo entra nel vivo della competizione, ma nel contesto della manifestazione, c’è spazio anche per riflettere sui valori dello sport, sull’importanza del lavoro e sui sacrifici necessari per raggiungere i propri obiettivi. È questo il significato del workshop “Il metodo del Lavoro”, organizzato nell’ambito degli eventi collaterali e ospitato nella sala convegni dell’Hotel Al Torrione. Un’occasione di confronto che ha coinvolto gli atleti dei nove equipaggi partecipanti, chiamati ad ascoltare le esperienze di due protagonisti del mondo sportivo: Daniel Adejo, ex calciatore della Reggina, e Cesare Pellegrino, attuale dirigente della Domotek Volley.

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Pellegrino, dal campo alla scrivania

Ad aprire il confronto è stato Cesare Pellegrino, che ha ripercorso la propria esperienza professionale, dagli anni trascorsi come atleta fino al successivo incarico di direttore sportivo. Un percorso costruito attraverso sacrifici, impegno quotidiano e responsabilità crescenti. Al centro del suo intervento, l’importanza della credibilità, un valore che si conquista nel tempo attraverso i comportamenti, la serietà e la capacità di affrontare anche i momenti più complicati.

Il passaggio dal campo alla scrivania comporta un cambiamento di prospettiva, ma non dei principi fondamentali. La disciplina, il rispetto dei ruoli, la professionalità e la capacità di lavorare per un obiettivo comune restano elementi indispensabili anche quando si smette di essere atleti e si assumono responsabilità dirigenziali.

Adejo, dall’Africa alla Serie A con la Reggina

Particolarmente coinvolgente il racconto di Daniel Adejo, che ha ripercorso davanti ai giovani atleti le tappe più significative della propria carriera, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà incontrate agli inizi. “Venivo dal caldo dell’Africa e i primi tempi in Serie D con la maglia dell’Este ho dovuto affrontare il freddo del Nord Italia. Non vedevo l’ora di finire l’allenamento per andare a fare la doccia calda, rischiando la prima volta anche di bruciarmi”.

Un aneddoto raccontato con semplicità, che restituisce il senso delle difficoltà affrontate da un ragazzo arrivato in Italia con il desiderio di costruirsi un futuro attraverso il calcio.

“Vengo attenzionato da Milan, Udinese e Reggina, svolgo le visite mediche con la società rossonera, ma alla fine scelgo la Reggina, che allora puntava molto sui giovani. Non nascondo sofferenza e difficoltà iniziali, l’inserimento, ma applicazione e sacrificio mi hanno aiutato ad arrivare dove sono arrivato. Inizio nel settore giovanile come attaccante, ogni mese mi cambiavano ruolo. Intravedevano delle potenzialità, ma non si riusciva a capire dove potessi giocare, anche perché non avevo piedi educati”.

Il momento decisivo arriva con la chiamata di Nevio Orlandi, allora allenatore della Reggina in Serie A.

“C’erano tanti calciatori più bravi di me, ma quando mister Orlandi, con la Reggina in Serie A, mi chiama per allenarmi con la prima squadra, l’emozione è stata tantissima, insieme alla preoccupazione di occupare una zona di campo che non era di mia competenza, il centrocampo”.

Adejo racconta quella seduta di allenamento con la stessa intensità di chi conserva ancora nitidi i ricordi di un’occasione irripetibile. “Corro, tanto, attacco, difendo, perdo palla e con ferocia rincorro chiunque l’avesse tra i piedi. Quell’atteggiamento convince il tecnico amaranto, che decide di convocarmi per la sfida contro la Fiorentina e già in quel momento per me è un sogno. A pochi minuti dalla fine la chiamata, l’ingresso in campo, l’esordio in Serie A. Il resto è storia, ma dietro questa storia, come ho detto, c’è stato tanto lavoro, enormi sacrifici, l’applicazione, la voglia di combattere e crederci. Perché lo sport è anche questo”.

E nella sostanza sono queste le parole che racchiudono il significato del workshop e il messaggio rivolto agli atleti presenti: il talento può rappresentare un punto di partenza, ma senza lavoro, costanza e determinazione difficilmente si riesce a trasformarlo in risultati. La Regata del Mediterraneo diventa così anche un’occasione di crescita e confronto. Non soltanto una sfida tra equipaggi, ma un momento per condividere esperienze e ricordare che, prima ancora della vittoria, lo sport insegna ad affrontare le difficoltà, battersi con sacrificio e a non smettere di credere nei propri obiettivi.

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