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Reggio alza la testa: il Vinitaly come primo segnale di una città che vuole cambiare passo

Il successo di Vinitaly and the City racconta una Reggio Calabria viva e ambiziosa. Superato il primo banco di prova per l’amministrazione Cannizzaro

vinitaly

Sbaglia chi pensa che le città non abbiano un’anima, desideri, speranze, delusioni, ambizioni e rimpianti. Le città vivono attraverso chi le abita e, in alcuni momenti, riescono persino a mostrare con chiarezza quale direzione vogliono prendere.

Reggio Calabria sembra attraversare proprio uno di questi momenti, con una speranza che prova a diventare collettiva, il desiderio di voltare pagina e la convinzione, ancora tutta da dimostrare nel tempo, che farlo sia possibile.

I due giorni di Vinitaly and the City hanno restituito questa sensazione in maniera potente. Un Lungomare Falcomatà pieno, migliaia di persone, reggini e turisti, stand affollati, musica, degustazioni, incontri e un’Arena dello Stretto gremita per il concerto finale di Serena Brancale.

Ma fermarsi alle presenze significherebbe raccontare soltanto una parte di quello che è successo. Vinitaly è stato infatti il primo grande banco di prova della nuova stagione amministrativa iniziata da poche settimane, un esame per l’amministrazione Cannizzaro, chiamata a gestire un evento complesso in uno dei luoghi simbolo della città, ma anche per Reggio e per gli stessi reggini.

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La risposta è stata forte. Anche chi si immaginava un buon successo è stato probabilmente sorpreso dal risultato finale. Il Lungomare ha mostrato per due sere il volto che Reggio vorrebbe vedere più spesso: vivo, ordinato, frequentato, accogliente.

Non soltanto folla, ma anche organizzazione, pulizia, decoro e una percezione complessiva di ordine che ha accompagnato la manifestazione. È forse questo l’aspetto più importante lasciato dal Vinitaly, perché un grande evento funziona davvero quando non rimane soltanto uno spettacolo da fotografare, ma diventa la dimostrazione di quello che una città può essere.

Reggio vuole tornare ad avere ambizioni

Il primo Vinitaly and the City reggino, anche in questa occasione magistralmente organizzato in ogni dettaglio da Regione Calabria e Arsac, non può essere considerato un punto di arrivo. Deve essere, al contrario, un punto di partenza.

La Reggio che vuole emergere è una città che prova finalmente a far coincidere la propria immagine con le sue potenzialità: città turistica, porta del Mediterraneo, luogo capace di unire paesaggio, cultura, enogastronomia, storia e grandi eventi. Per troppo tempo queste caratteristiche sono rimaste più dentro i racconti e nelle dichiarazioni d’intenti che nella quotidianità.

Il Vinitaly ha mostrato invece, per quarantotto ore, una cartolina concreta: una città attraversata da migliaia di persone, un Lungomare trasformato in un grande spazio pubblico, il Museo Archeologico inserito dentro il circuito dell’evento e l’Arena dello Stretto capace ancora una volta di diventare uno scenario straordinario. È questo il livello al quale Reggio deve provare ad abituarsi.

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La sfida dell’amministrazione Cannizzaro

Il merito politico della nuova amministrazione, almeno in questa prima fase, è quello di aver provato immediatamente a trasmettere un messaggio preciso: Reggio non vuole più considerarsi una città condannata alla mediocrità. Non si tratta di costruire contrapposizioni con il passato né di cancellare ciò che è stato fatto negli anni precedenti.

Un’amministrazione si giudica nel tempo, sui risultati, sui servizi, sulle opere e sulle risposte ai problemi quotidiani. Due mesi, i primi peraltro, sono troppo pochi per qualsiasi bilancio, ma una cosa può già essere registrata: l’impostazione sembra essere decisamente cambiata.

La musica che ha riempito l’Arena dello Stretto nei giorni del Vinitaly può diventare quasi la metafora di questa fase. Reggio vuole cambiare musica, alzare l’asticella, essere più ambiziosa e smettere di accontentarsi. Il successo del Vinitaly è soltanto il primo tassello di un puzzle molto più grande e complesso.

Da una parte c’è la battaglia quotidiana sulla pulizia, sui rifiuti, sull’ambiente, sul decoro e sulla restituzione degli spazi pubblici alla città. Dall’altra c’è una sfida meno immediatamente misurabile, ma altrettanto importante: cambiare la percezione che Reggio ha di se stessa e quella che offre a chi arriva da fuori. È probabilmente questa una delle partite più difficili che il sindaco Francesco Cannizzaro e la sua amministrazione hanno deciso di giocare.

Una città non cambia grazie a un concerto, non cambia con un evento e non cambia in poche settimane. Ma gli eventi possono indicare una direzione. Vinitaly and the City lo ha fatto, mostrando cosa succede quando Reggio riesce a mettere insieme bellezza, organizzazione, partecipazione e ambizione.

Coniugare ambizione, visione e programmazione è alla base di ogni successo amministrativo: non sedersi sugli allori di questa prima edizione del Vinitaly a Reggio Calabria ma -al contrario- parlare ad evento ancora in corso delle future edizioni da organizzare in riva allo Stretto, di progetti strategici da mettere in campo o di idee quali ad esempio il mare illuminato e visibile di notte, rappresentano la conferma di una filosofia incoraggiante.

Adesso viene la parte più difficile: fare in modo che la Reggio vista in questi due giorni sul Lungomare non rimanga una parentesi, ma diventi progressivamente normalità. Perché il vero successo non sarà ricordare quanto fosse bella Reggio durante il Vinitaly. Sarà riuscire, un giorno, a non stupirsi più nel vederla così.

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