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My Energy, ko interno contro Fiorenzuola: coach Carrea analizza la sconfitta

"Una brutta gara. In attacco non abbiamo trovato le soluzioni giuste, dobbiamo capire le ragioni dei 35 minuti che non hanno funzionato"

coach michele carrea sala stampa

Esordio casalingo amaro per la Pallacanestro Viola, sconfitta dal Fiorenzuola al PalaCalafiore. Una serata complicata soprattutto sul piano offensivo, con la squadra reggina incapace di trovare continuità e fiducia nei primi due quarti.

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Il coach, nel post partita, non ha cercato attenuanti e ha definito senza mezzi termini la prestazione della squadra.

“Sicuramente non una buona gara, anzi direi una brutta gara”, ha esordito. Il principale problema è stato individuato nella difficoltà di entrare nella partita in attacco: “Finire i primi due quarti a 24 punti è un elemento che non ti permette di giocare serenamente a pallacanestro”.

Un aspetto ancora più pesante considerando l’esordio davanti al pubblico di casa: “I ragazzi avevano un estremo desiderio di approcciare con il piede giusto e di dare una soddisfazione alle tante persone che sono venute a sostenerci“.

Secondo il tecnico, Fiorenzuola ha avuto un rendimento superiore soprattutto perché la Viola non è riuscita a costruire le proprie soluzioni offensive: “Non abbiamo trovato le linee giuste, gli interpreti giusti, i tiri giusti. Quelli che abbiamo preso li abbiamo presi a bassissima percentuale”.

Sul piano difensivo, invece, il giudizio è stato leggermente meno negativo. I 76 punti subiti rappresentano un passo indietro rispetto ai 59 concessi a Treviglio, ma il coach ha sottolineato il peso dei punti regalati dalle palle perse.

La fiducia e i tiri che non entrano

La partenza negativa ha inevitabilmente influito anche sull’aspetto mentale.

“È più facile entrare in una partita con tre canestri o con tre ferri? È chiaro che la risposta è più facile entrarci con tre canestri”, ha spiegato il coach, sottolineando come i primi tiri fossero stati costruiti correttamente ma non abbiano trovato il fondo della retina.

Il tecnico, però, ha escluso che questo possa trasformarsi in una giustificazione: “Noi siamo professionisti, lavoriamo tutta la settimana e dobbiamo imparare ad avere le risorse emotive e morali per resistere a questo tipo di difficoltà”.

“Siamo molto distanti, ma è un percorso di nove mesi“

Alla seconda giornata, la Viola è ancora lontana dalla squadra che il coach immagina.

“Più che aspettarmelo, speravo in una partita diversa”, ha ammesso, ricordando però che si tratta di un progetto ancora giovane: “Parliamo di un percorso di nove mesi. Siamo all’ottava settimana, quindi è chiaro che in questo momento tante cose vadano pulite”.

La strada, dunque, è ancora lunga e passa necessariamente dal lavoro quotidiano: “Penso che il lavoro possa aiutarci a commettere molti errori in meno”.

Il finale lascia almeno un segnale

L’ultimo quarto ha consentito alla Viola di ridurre il divario e di rendere meno pesante il passivo. Un segnale positivo, ma che secondo il coach non può cancellare quanto accaduto nei 35 minuti precedenti.

“La squadra nell’ultimo quarto ha avuto la maturità di desiderare di uscire dal palazzetto con un punteggio più dignitoso rispetto a quello che stava accadendo. Lo ha desiderato e ci è riuscita”.

Anche i due canestri da tre punti di Tafly hanno contribuito a cambiare l’inerzia del finale.

Ma il messaggio conclusivo è molto chiaro: “In questo momento ci dobbiamo concentrare tanto sui 35 minuti che non hanno funzionato, capirne le ragioni e andare a capire insieme come si possono migliorare quegli elementi del gioco che oggi evidentemente hanno funzionato troppo poco bene”.

La Viola dovrà dunque ripartire dal lavoro e dall’analisi degli errori, con l’obiettivo di mostrare già dalla prossima giornata una risposta concreta.

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