Caso dialisi a Reggio, le testimonianze: ‘Se non si risolve, andremo in Prefettura e ci lasceremo andare’
Il Centro Dialisi di Pellaro ha interrotto il servizio a causa della mancanza dell'accreditamento definitivo da parte della Regione. Il grido di dolore di alcuni pazienti
05 Ottobre 2026 - 13:44 | di Vincenzo Comi

L’emergenza dialisi a Reggio Calabria non è fatta soltanto di numeri, posti mancanti e provvedimenti attesi. Dietro la protesta dei pazienti arrivati davanti al Pronto soccorso del GOM ci sono storie di malattia, disabilità, difficoltà negli spostamenti e famiglie che chiedono una soluzione immediata.
Decine di pazienti dializzati si sono presentati questa mattina al Grande Ospedale Metropolitano dopo la sospensione dei trattamenti al centro dialisi San Giorgio di Pellaro, impossibilitato a completare il percorso di accreditamento. Secondo Francesco Puntillo, coordinatore regionale Fintred, alla base della situazione ci sarebbe il mancato riconoscimento del fabbisogno di 29 posti rene nell’ASP di Reggio Calabria, concentrati nel territorio comunale.
Per diversi pazienti le alternative prospettate fuori città, tra Melito Porto Salvo, Scilla e Taurianova, rappresentano una difficoltà difficilmente sostenibile. Si tratta, in molti casi, di persone con invalidità, patologie concomitanti e problemi di mobilità.
“Mia madre non può viaggiare, Pellaro per noi è stato fondamentale”
“Mia mamma ha diverse malattie. Non può viaggiare perché ha anche un tumore al seno e in qualsiasi momento può sentirsi male. Fino ad oggi siamo stati accolti dal centro dialisi San Giorgio. Per questo mia mamma è ancora viva”.
Parole che fotografano una delle principali preoccupazioni dei pazienti: non soltanto continuare a ricevere la dialisi, trattamento indispensabile, ma poterlo fare in condizioni compatibili con il proprio stato di salute.
Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente la disponibilità di una postazione. Per chi deve sottoporsi alla dialisi più volte alla settimana, la distanza dal luogo di cura può tradursi in ore di viaggio, necessità di accompagnamento e ulteriori difficoltà fisiche dopo il trattamento.
La paziente: “Sono cieca da un occhio, non posso tornare a viaggiare”
“Oltre ad essere dializzata, sono cieca da un occhio e mi muovo con molta difficoltà. Ho già viaggiato per quattro anni per poter fare la dialisi e non posso più farcela. Fisicamente non ho la possibilità di essere accompagnata e ho tante difficoltà nella deambulazione”.
Il timore riguarda anche l’eventualità di sottoporsi alla dialisi in un turno notturno.
“Già fare la dialisi oggi in questo turno notturno sarà un disagio. Uscire di notte, per me che sono quasi cieca, dopo la dialisi è molto difficile. Rischiamo collassi e cadute. È già successo tante volte”.
E ancora.
“Significa non avere più una qualità della vita decente. La nostra richiesta è che ci facciano dializzare nel Comune di residenza, con meno difficoltà, senza aggiungere altre barriere a quelle che la malattia e la natura ci hanno già imposto. Tornerei volentieri a Pellaro. Se invece devo dializzare a Reggio Calabria, non può essere in un turno notturno. Uscendo dalla dialisi si sta veramente molto male”.
Puntillo: “Riconoscere subito i 29 posti rene”
La richiesta avanzata da Francesco Puntillo alla Regione Calabria parte da un atto preciso.
“Chiediamo che la Regione, in assoluta urgenza, riconosca il fabbisogno dell’ASP di Reggio Calabria, quantificato in 29 posti rene mancanti”.
Puntillo richiama una delibera dell’ASP del 18 maggio 2018 e chiede che il fabbisogno venga formalmente inserito nella rete nefrodialitica regionale.
“Prendano quella delibera, la inseriscano all’interno della rete nefrodialitica e deliberino immediatamente che all’ASP mancano questi 29 posti rene. Nel momento in cui viene riconosciuto un fabbisogno quantificato da anni in 29 posti rene, è fatta”.
Secondo il coordinatore regionale Fintred, il riconoscimento del fabbisogno rappresenterebbe il passaggio decisivo per arrivare a una soluzione territoriale stabile.
“Noi non chiediamo altro. Vogliamo che venga riconosciuto un diritto legittimo dei cittadini di Reggio Calabria. Vogliamo che vengano trattati come tutti gli altri cittadini della Calabria”.
Puntillo ha inoltre richiamato il DCA che, secondo quanto da lui riferito, sarebbe stato predisposto dopo una Commissione di Vigilanza tenuta in Consiglio regionale nel gennaio 2025 e successivamente trasmesso al presidente Roberto Occhiuto, senza però arrivare alla firma.
Il GOM e una situazione sempre più difficile
In queste ore il Grande Ospedale Metropolitano sta cercando di assorbire almeno parte dell’emergenza. Puntillo ha ricordato che il GOM dispone di 27 postazioni per due turni giornalieri, già impegnate tra pazienti acuti e cronici, e che da tempo l’ospedale starebbe sostenendo un carico che, secondo Fintred, dovrebbe essere gestito anche attraverso la rete territoriale.
“Il GOM, comprendendo la situazione particolarmente delicata, si assume la responsabilità di dializzare pazienti che non competerebbero alla struttura, ma lo fa per venirci incontro”, aveva spiegato Puntillo.
Il nodo resta però quello delle prossime settimane. Per i pazienti non è possibile vivere nell’incertezza, considerando la continuità indispensabile del trattamento.
“Se non si risolve, andremo in Prefettura”
Tra chi protesta c’è anche chi annuncia iniziative più forti qualora non arrivasse rapidamente una soluzione.
“Noi stiamo già sopportando questa disgrazia che abbiamo addosso. La stiamo sopportando in tutto e per tutto. Se la situazione non si risolve entro una settimana andremo tutti in Prefettura, ci incateneremo”.
È il grido di esasperazione di persone che chiedono soprattutto certezza delle cure e la possibilità di sottoporsi alla dialisi senza affrontare lunghi spostamenti o condizioni considerate incompatibili con il proprio stato di salute.
Al centro rimane dunque la richiesta rivolta alla Regione Calabria: riconoscere formalmente il fabbisogno dei 29 posti rene indicato per l’ASP di Reggio Calabria e individuare una soluzione stabile per i pazienti del territorio.
Perché, dietro una vicenda amministrativa che si trascina da anni, ci sono persone che tre volte alla settimana devono fare i conti non soltanto con la propria malattia, ma anche con la domanda più semplice e urgente: dove potranno continuare a curarsi?
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