Altre Sezioni

logo community

Niente pubblicità.
Nessun tracciamento.

ABBONATI ACCEDI

Irto-Falcomatà, il duello che logora il Pd reggino e lo ‘abitua’ alle sconfitte elettorali

Le elezioni suppletive riportano in superficie una rivalità che il Pd prova a contenere da anni. Ma tra disimpegno, accuse interne e nuove richieste di responsabilità, rinviare nuovamente il confronto appare sempre più difficile..

falcomata irto ()

Il risultato delle suppletive di Reggio Calabria consegna al centrodestra una vittoria netta, ma consegna soprattutto al centrosinistra una quantità di domande alle quali, prima o poi, sarà necessario rispondere. Fabio Roscioli è stato eletto deputato con il 51,02% dei voti, davanti a Frank Benedetto, fermo al 36,59%. Domenico Giannetta ha raggiunto il 10,94%. Ma è guardando la geografia del voto che emerge il dato politicamente più interessante.

Reggio città e area metropolitana: due fotografie diverse

Nel capoluogo Roscioli ha superato il 55%, precisamente il 55,24%, raccogliendo 21.943 voti contro i 14.188 di Benedetto. È qui che il candidato del centrodestra ha costruito una parte decisiva del proprio vantaggio. Nei restanti 70 comuni del collegio, invece, la distanza si è ridotta sensibilmente: Roscioli al 46,25%, Benedetto al 37,53%. È una differenza che merita di essere letta senza semplificazioni.

La candidatura di Frank Benedetto sembra aver trovato una capacità di penetrazione maggiore fuori dal capoluogo che dentro la città di Reggio Calabria. Non è sufficiente, naturalmente, per ribaltare l’esito complessivo, ma racconta un centrosinistra che, in alcune porzioni dell’area metropolitana, conserva una capacità competitiva che in città appare molto più debole.

E forse è proprio questa la prima questione che il Pd dovrebbe affrontare: capire perché una candidatura sostenuta formalmente dal campo largo sia riuscita a raccogliere consensi importanti in diversi comuni della provincia, mentre nel capoluogo il distacco è stato molto più marcato.

Leggi anche

La Locride restituisce un’altra fotografia

Il dato della Locride è probabilmente quello che più di tutti impedisce di archiviare il risultato come una semplice fotografia del peso delle macchine elettorali.

Benedetto ha vinto a Siderno con il 64,68%, a Roccella Ionica, a Gioiosa Ionica, a Bovalino e in altri centri della fascia ionica. Ma soprattutto ha conquistato Locri: 48,24% contro il 40,19% di Roscioli. È un risultato politicamente significativo, considerando il peso amministrativo e regionale del centrodestra in quel territorio. A Siderno il dato è ancora più netto: grazie anche al lavoro fatto dal Sindaco Fragomeni, Benedetto ha ottenuto il 64,68%, risultando primo in tutte le 19 sezioni.

Non significa che una singola città possa essere trasformata automaticamente in un paradigma politico. Ma significa che esiste una parte del territorio nella quale il centrosinistra, quando riesce a mobilitare amministratori e strutture locali, può ancora raggiungere risultati molto consistenti.

E poi c’è Villa San Giovanni. Il candidato del centrosinistra ha ottenuto 1.031 voti contro i 946 di Roscioli: una differenza di appena 85 schede. È un dato che va tenuto in considerazione anche in prospettiva amministrativa. Villa San Giovanni sarà infatti uno dei comuni sui quali si concentrerà inevitabilmente l’attenzione politica dei prossimi mesi, in vista delle elezioni del 2027.

Il problema che il Pd non può nascondere

La campagna elettorale ha reso evidente una frattura (in realtà datata) interna al Partito democratico reggino. La storia ha raccontato del mancato sostegno alla candidatura di Benedetto da parte dell’area riconducibile a Giuseppe Falcomatà e l’assenza dell’ex sindaco dagli appuntamenti della campagna.

Settimane prima del voto, la ricostruzione giornalistica pubblicata sulle nostre pagine, aveva dato conto dell’opposizione di Falcomatà alla candidatura indicata da Irto, anche per questioni personali tra l’ex sindaco e Benedetto.

Lo stesso Pd, dopo il voto, ha fatto riferimento a «scelte di disimpegno» da affrontare nelle sedi opportune. Ma oggi è difficile continuare a parlare soltanto di rumors, indiscrezioni o congetture.

C’è anche un elemento pubblico e politicamente leggibile: il post del sindaco di Bagaladi, Santo Monorchio, che oltre a essere amministratore di centrosinistra è il suocero dell’odierno consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, ha reso esplicita una posizione che fino a quel momento poteva essere ricostruita soprattutto attraverso assenze, dichiarazioni e indiscrezioni. Il dato elettorale di Bagaladi, del resto, è particolarmente significativo: Roscioli ha ottenuto il 61,02%, Giannetta il 18,50% e Benedetto appena il 18,11%.

Il post del sindaco, letto insieme al dato di Bagaladi e alle precedenti prese di posizione, rende ormai il tema del disimpegno politico dell’area Falcomatà qualcosa di più concreto di una semplice voce di corridoio. Il problema, dunque, non è soltanto che una componente del partito non abbia condiviso la scelta di Benedetto. È che una competizione elettorale rende immediatamente visibile ciò che nella normale dialettica interna può essere rinviato, attenuato o semplicemente nascosto.

Oggi, il rapporto tra Nicola Irto e Giuseppe Falcomatà sembra essere arrivato a un livello di logoramento che dura ormai da troppo tempo. Non è necessario trasformare ogni divergenza in una resa dei conti personale: il punto politico è capire se il Pd abbia intenzione di affrontare questa frattura oppure continui a considerarla un problema da rinviare. Perché rinviare costantemente una palese rivalità interna di questo tipo non significa necessariamente risolverla ma anzi rischia di essere la prima causa delle numerose debacle elettorali.

Leggi anche

Irto e il tema della responsabilità politica

A questo si aggiunge un’altra questione che, dopo le suppletive, è diventata impossibile da ignorare: la posizione di Nicola Irto.

Il segretario regionale del Pd è ormai al centro di richieste pubbliche di dimissioni che si sono moltiplicate dopo l’ennesima sconfitta elettorale, che si aggiungono a quelle già fatte dopo le elezioni regionali o comunali, sempre finite con la sconfitta netta del centrosinistra alle urne. Le richieste non costituiscono, naturalmente, una decisione del partito né un giudizio condiviso da tutto il Pd: sono posizioni politiche espresse da esponenti e commentatori che chiedono a Irto di assumersi la responsabilità della linea politica e delle scelte compiute.

Il tema, però, esiste e non può essere liquidato come una semplice polemica del giorno dopo. Irto ha avuto un ruolo centrale nella scelta di Frank Benedetto, candidatura che è stata presentata come sintesi del campo largo e che ha raccolto il sostegno formale di una coalizione molto ampia.

Dopo il risultato delle suppletive, quindi, la discussione sulla leadership regionale del Pd è inevitabilmente tornata sul tavolo. Le richieste di dimissioni si inseriscono peraltro in una sequenza di sconfitte e tensioni che aveva già alimentato il dibattito interno al partito dopo le precedenti competizioni elettorali. Già nell’autunno 2025 erano emerse tensioni tra l’area Irto e quella riconducibile a Falcomatà, accompagnate da richieste di dimissioni del segretario regionale.

Il segretario regionale ha un ruolo determinante nella costruzione della candidatura e nella definizione della strategia elettorale ed è inevitabile che dopo un risultato negativo venga chiamato a rendere conto delle proprie scelte.

E la questione diventa ancora più delicata perché il Pd deve contemporaneamente gestire due problemi: da una parte la richiesta di responsabilità rivolta a Irto, dall’altra una frattura sempre più evidente con l’area Falcomatà.

Se il partito si limitasse a contrapporre le responsabilità dell’uno a quelle dell’altro, il rischio sarebbe quello di trasformare l’analisi del voto nell’ennesimo regolamento di conti interno. Più saggio sarebbe invece individuare la rotta da seguire e successivamente capire a quali mani affidare il timone dei dem a Reggio e in Calabria, scegliendo tra la via della continuità o una del cambiamento.

Leggi anche

Dodici anni di amministrazione e il problema dell’eredità politica

Falcomatà ha governato Reggio Calabria per due legislature e ha rappresentato per oltre un decennio uno dei principali riferimenti del centrosinistra reggino. Oggi il problema che si pone è anche quello dell’eredità politica. Una lunga esperienza amministrativa dovrebbe normalmente produrre una classe dirigente, amministratori, giovani figure politiche capaci di raccogliere il testimone e proseguire un progetto. Il caso reggino appare invece più complicato.

Nel corso degli anni diversi rapporti politici costruiti attorno all’ex sindaco si sono deteriorati e non sembra essersi consolidato un gruppo dirigente sufficientemente riconoscibile come erede di quella stagione. Agli inizi della sua esperienza politica e amministrativa, il progetto di Giuseppe Falcomatà sembrava poggiare anche sulla costruzione di una nuova classe dirigente: giovani ed apprezzati professionisti reggini, selezionati tra persone di stretta fiducia, chiamati a diventare il volto di una stagione politica che avrebbe dovuto accompagnare e, nel tempo, raccogliere l’eredità dell’allora giovane sindaco.

Quel progetto, almeno per come si è sviluppato negli anni, sembra però essere naufragato. La parabola politica di Falcomatà appare segnata dalla progressiva rottura con tutte le persone che avevano rappresentato il suo gruppo più vicino, quelle che erano state, in qualche modo, le sue “creature” politiche.

Il risultato è quasi paradossale: dopo dodici anni di amministrazione e dopo aver gestito il grande potere politico che danno due enti come comune e città metropolitana, l’ex primo cittadino sembra oggi trovarsi politicamente più isolato proprio nel partito nel quale avrebbe dovuto consolidare una classe dirigente capace di proseguire quella esperienza.

Una leadership può anche essere molto forte finché governa; la sua vera solidità, però, si misura quando arriva il momento di lasciare spazio agli altri. È un tema che non riguarda soltanto Falcomatà personalmente, ma la capacità di un partito di trasformare una leadership amministrativa in una struttura politica destinata a durare oltre il leader.

Il 2027 è già dietro l’angolo

La domanda non può essere rinviata perché il calendario politico non aspetta. Le prossime elezioni politiche e le diverse competizioni amministrative che interesseranno il territorio metropolitano renderanno inevitabilmente più evidente qualsiasi debolezza organizzativa del centrosinistra. Villa San Giovanni e Motta San Giovanni sono soltanto due degli appuntamenti territoriali da osservare con attenzione.

E qui il problema diventa più grande della singola candidatura di Benedetto. Il centrosinistra deve capire se la propria difficoltà sia soltanto il risultato dello strapotere elettorale del blocco Cannizzaro-Occhiuto oppure se una parte della sconfitta dipenda anche dall’assenza di una proposta politica percepita come non sufficientemente riconoscibile e competitiva. Paradossalmente, ‘in linea’ con la lunga stagione, certamente non positiva, durata 12 anni al Comune di Reggio Calabria.

La polvere sotto il tappeto

Il Pd reggino si trova dunque davanti a una scelta politica non semplice: continuare a gestire le proprie divisioni attraverso rinvii e compromessi temporanei oppure affrontarle apertamente, provando a ricostruire una sintesi. La seconda strada è certamente più difficile ma potrebbe essere la più redditizia politicamente a medio-lungo termine.

Un partito che aspira a governare un territorio deve dimostrare innanzitutto di saper governare i propri conflitti interni. Non perché le divisioni siano sempre negative, ma perché una dialettica interna senza una successiva sintesi rischia di trasformarsi in paralisi, soprattutto se le fazioni evidenti e oggettive sono sempre state messe sotto al tappeto e bollate frettolosamente come ricostruzioni non corrispondenti al vero.

È forse questa la lezione più importante, che parte da lontano e avvolge come in una nube oscura l’ultimo lustro del Pd reggino e calabrese, capace di ottenere una lunga sequenza di sconfitte alle urne. Non basta avere amministratori capaci di vincere in singoli territori, serve un progetto che tenga insieme Reggio città, l’area metropolitana, la Locride, lo Stretto.

E’ necessaria una classe dirigente che non sia soltanto la somma delle diverse correnti ma che sappia rinnovarsi, riavvicinandosi ai territori come sostenuto da numerosi esponenti stessi di centrosinistra. E serve, oggi più che mai, una soluzione per risolvere una volta per tutte il dualismo Irto-Falcomatà, prima che siano gli elettori a presentare ancora una volta il conto…

Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie

Segui CityNow su Google

Non hai ancora scaricato
la nuova App di CityNow?