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Calopinace, un ponte (di speranza) per il futuro

Dalle scelte politiche fino all'alba del Calopinace. Il sindaco Cannizzaro punta sull'entusiasmo delle nuove generazioni per cambiare il volto della città. Con un messaggio preciso

cannizzaro giovani

C’è un’immagine che, più di tante parole e i primi 4 mesi di percorso, racconta la visione del sindaco Francesco Cannizzaro per amministrare Reggio Calabria. È quella di centinaia e centinaia di ragazzi che, quando la città ancora dorme, decidono di svegliarsi prima dell’alba per partecipare all’inaugurazione di un ponte.

Non un concerto, non una festa organizzata per loro, ma l’apertura di un’opera pubblica. Un momento che, apparentemente, avrebbe dovuto interessare soprattutto amministratori, tecnici e cittadini. E invece, a prendersi la scena, sono stati proprio i giovani.

Una partecipazione sorprendente, che racconta qualcosa di più profondo. La voglia di esserci, di sentirsi parte di una città che cambia, di credere nuovamente che a Reggio possa accadere qualcosa di bello.

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I giovani non sono il futuro: sono il presente

C’è una frase che la politica ripete da decenni, quasi fosse un obbligo: “I giovani sono il nostro futuro”. Una dichiarazione tanto condivisa quanto spesso svuotata di significato. Perché quel futuro, troppe volte, non arriva mai.

I ragazzi vengono applauditi, incoraggiati, chiamati a partecipare agli eventi. Poi, quando bisogna decidere davvero, le porte delle stanze dei bottoni restano chiuse. E i giovani, quasi sempre costretti ad emigrare per costruirsi un futuro.

Cannizzaro sembra voler ribaltare questo schema. E lo sta facendo seguendo due strade parallele: affidare responsabilità politiche alle nuove generazioni e coinvolgere direttamente i ragazzi nella costruzione di una nuova identità cittadina.

Non è un’intuizione nata dopo la vittoria elettorale. Gli indizi erano già evidenti durante la lunga campagna che lo ha portato a Palazzo San Giorgio. Basta tornare al 14 febbraio, giorno di San Valentino, quando nella sala Monteleone del Consiglio regionale, davanti a una platea gremita, Cannizzaro spiazza tutti.

Chi si aspetta l’ufficialità del candidato sindaco, chi la classe dirigente in prima fila a presentare idee e strategie per tornare alla guida del Comune. Invece, il programma “Adesso Reggio” venne affidato alla presentazione di cinque giovani di Forza Italia.

Una scelta che sorprese molti. In una cornice tradizionalmente riservata ai dirigenti più esperti, Cannizzaro decise di lasciare spazio alle nuove generazioni. Non semplici comparse, ma protagonisti di un appuntamento politico di primo piano. Era un primo messaggio. E non sarebbe rimasto isolato…

Dalle liste elettorali alle circoscrizioni: la fiducia diventa responsabilità

La conferma è arrivata con la costruzione della lista Cannizzaro Sindaco, caratterizzata dalla presenza di numerosi giovani e volti nuovi della politica reggina. Una lista che ha eletto cinque consiglieri comunali, portando dentro Palazzo San Giorgio nuove energie e una generazione chiamata a misurarsi direttamente con la responsabilità amministrativa. Emblematica la scelta del capolista, una giovane di appena 23 anni, Manuela Iatì.

La stessa impostazione è stata adottata per le cinque circoscrizioni cittadine, con candidati alla presidenza (poi eletti) giovani e nuovi per il mondo della politica reggina, tra questi Simone Lacava ed Emanuela Chirico.

E ancora, la volontà di puntare con forza sul movimento giovanile di Forza Italia, diventato negli anni un vivaio politico dal quale far emergere nuove figure. Non soltanto giovani da ascoltare, dunque, ma giovani ai quali affidare incarichi, decisioni e responsabilità.

Del resto, già a maggio, durante la presentazione del comitato giovanile a Piazza Camagna, Cannizzaro aveva espresso chiaramente il proprio obiettivo: “Il mio sogno è circondarmi di giovani anche in ruoli di responsabilità, perché credo sia arrivato il momento che ragazzi preparati possano guidare processi amministrativi e politici”.

In quell’occasione aveva anche sostenuto che l’80% del programma elettorale fosse stato scritto proprio dai giovani. Una dichiarazione che rende ancora più evidente la volontà di non relegare le nuove generazioni al ruolo di spettatori.

Ma c’è un secondo aspetto, forse ancora più interessante, nel rapporto che Cannizzaro sta cercando di costruire con i ragazzi. È quello che emerge fuori dalle sedi istituzionali, lontano dalle campagne elettorali e dalle riunioni di partito.

Il momento più significativo, prima dell’inaugurazione del Calopinace, è stato probabilmente quello del 30 settembre allo stadio Oreste Granillo. Oltre cinquemila studenti riuniti per inaugurare l’anno scolastico. Una festa di musica, sport, sorrisi, emozioni e partecipazione.

Cannizzaro, davanti a quella distesa di ragazzi, ha voluto ribadire un concetto preciso: prima di essere studenti, sono cittadini. E come tali hanno diritto a servizi, opportunità e ascolto. La scuola, ha promesso il sindaco, sarà al centro dell’azione politica e amministrativa del Comune e della Città Metropolitana.

Ma il messaggio più forte è arrivato proprio dalla scelta di riempire il Granillo di studenti, trasformando un luogo simbolo della passione sportiva reggina in uno spazio di incontro tra le nuove generazioni e le istituzioni.

Immagini che mostrano una vicinanza non così scontata, anzi rara, tra un amministratore pubblico e una generazione che viene descritta come “distante dalla politica” e che spesso lo è davvero, ma forse perchè non coinvolta e resa partecipe.

Il Ponte Calopinace, molto più di un’opera pubblica

E poi è arrivata l’alba del 9 ottobre. La sveglia alle cinque del mattino, il buio che lentamente lascia spazio alla luce, la musica, le famiglie, i cittadini. E soprattutto loro, i ragazzi. Cannizzaro aveva lanciato una sfida: presentarsi alle 5:30 per partecipare a un momento importante e conquistare la possibilità di tagliare il nastro.

La risposta ha sorpreso persino il sindaco. “Ci avete un po’ spiazzati, ma non ci avete trovato impreparati”, ha detto rivolgendosi alle centinaia di studenti presenti. Poi il riconoscimento collettivo: “Avete vinto tutti”, allegando alle parole anche un biglietto omaggio per assistere a Reggina–Vibonese.

Il Ponte Calopinace è diventato, quasi naturalmente, il simbolo della visione che Cannizzaro vuole imprimere alla città. Perché i ponti, da sempre, servono a unire. Quello sul Calopinace collegherà fisicamente il lungomare Falcomatà al Parco Lineare Sud, ricucendo due parti di Reggio rimaste a lungo separate.

Ma nella lettura politica e simbolica di questa inaugurazione, c’è un collegamento ancora più importante. Un ponte tra il presente e il futuro. Tra la Reggio di oggi e quella che le nuove generazioni vorrebbero contribuire a costruire.

Non è casuale che il sindaco abbia voluto condividere un momento così significativo proprio con i ragazzi. È come se avesse chiesto loro di attraversare idealmente quel ponte insieme a lui, lasciandosi alle spalle rassegnazione, sfiducia e immobilismo. Per cominciare a immaginare una Reggio diversa.

La sfida più difficile: convincere i giovani a non andare via

C’è quasi un’ossessione (in senso positivo) nell’azione politica del sindaco, nel voler coinvolgere continuamente le nuove generazioni.

Un’insistenza che sembra rispondere a una consapevolezza precisa: Reggio Calabria non potrà davvero cambiare se continuerà a perdere i suoi giovani migliori. Ragazzi che studiano, si formano, coltivano ambizioni e spesso sono costretti a cercare altrove le opportunità che la propria terra non riesce a offrire.

È questa la sfida più grande, che coinvolge non solamente un’amministrazione comunale, ma anche e di più Regioni e Governo nazionale, chiamati a trovare risposte agli interrogativi che i giovani mettono in valigia, scegliendo di lasciare il Sud.

La speranza del sindaco Cannizzaro sembra essere non soltanto quella di convincerli a partecipare a un evento o a credere in un progetto politico, ma restituire loro la possibilità concreta di scegliere Reggio come luogo in cui vivere, lavorare, costruire una famiglia e realizzare i propri sogni.

Serviranno lavoro, servizi, scuole efficienti, spazi di aggregazione, opportunità professionali. Servirà soprattutto la capacità di trasformare le promesse in risultati. Una fiducia, quella assegnata dai giovani al primo cittadino, che rappresenta una risorsa enorme, ma anche una responsabilità altrettanto grande.

Chiaro il messaggio che Cannizzaro vuole lanciare, rompendo con una certa abitudine della politica a parlare delle nuove generazioni soltanto in occasione delle campagne elettorali. Non chiedere ai giovani di aspettare il futuro ma chiedere loro di costruire il presente. E provare a farlo insieme, affidando ruoli politici, ascoltando idee, creando occasioni di partecipazione e alimentando quel senso di appartenenza che per troppo tempo Reggio ha rischiato di perdere.

Il Ponte Calopinace, in fondo, racconta esattamente questo. Da una parte una città che porta ancora addosso il peso delle occasioni perdute. Dall’altra una città che vorrebbe tornare a correre, crescere, essere attrattiva. In mezzo, un ponte finalmente aperto dopo anni di delusioni, ritardi, difficoltà e lungaggini che lo avevano reso una farsa.

Il compito di Cannizzaro e dell’amministrazione, adesso, sarà dimostrare che quel ponte conduce davvero da qualche parte. E soprattutto che, per attraversarlo, nessun giovane reggino dovrà più essere costretto a lasciare la propria città.

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