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Dialisi a Reggio, Cittadinanzattiva diffida Occhiuto ed Esposito: ‘Ultimatum di 15 giorni’

In caso di inerzia - fa sapere il segretario Corrado - si procederà penalmente per omissione di atti d'ufficio e per avviare le richieste di risarcimento a tutela di tutti i pazienti

Pellaro Dialisi 3

La Segreteria Regionale di Cittadinanzattiva Calabria A.P.S., guidata dal Segretario Regionale Giuseppe Corrado, d’intesa con la sede territoriale del Tribunale per i Diritti del Malato (TDM) di Reggio Calabria, ha rotto gli indugi e ha inviato una formale diffida ad adempiere al Presidente e Commissario ad Acta per la sanità, On.le Roberto Occhiuto, e al Direttore Generale del Dipartimento Salute, Dott. Ernesto Esposito.

Al centro della durissima mossa legale c’è la cronica e sistematica disattenzione in cui versano i pazienti nefropatici dell’Area Sud reggina, costretti da anni a subire una drammatica carenza strutturale di “posti rene” (stimata in circa 29 unità residue). Una situazione insostenibile che costringe malati fragili a logoranti “viaggi della speranza” all’interno della provincia, percorrendo fino a 100 chilometri dal proprio domicilio per tre volte alla settimana, o a subire turni straordinari e notturni presso il Grande Ospedale Metropolitano (GOM) di Reggio Calabria, una struttura Hub teoricamente deputata alle sole acuzie e non alla cronicizzazione terapeutica.

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Il documento di diffida mette nero su bianco una disparità di trattamento territoriale che l’associazione definisce “intollerabile e illegittima”. Proprio nei primi giorni di Settembre 2026, infatti, l’ASP di Cosenza ha inaugurato un moderno servizio di dialisi esterno all’Ospedale Annunziata, recependo fedelmente le direttive del DCA n. 103/2023 per decongestionare l’hub per acuti e proteggere i malati cronici.

“Quinto a Cosenza sì e a Reggio Calabria no?” attacca duramente la nota di Cittadinanzattiva. “Siamo di fronte a una palese asimmetria operativa che vìola i principi costituzionali di uguaglianza e di uniformità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). I cittadini della stessa regione devono avere gli stessi diritti alla salute”.

Il “caso Pellaro”: l’affondo del Segretario Giuseppe Corrado

A rendere lo scenario ancora più grottesco e incomprensibile si aggiungono le pesanti anomalie burocratiche che colpiscono le strutture già esistenti sul territorio reggino, capaci di erogare prestazioni di eccellenza ma intrappolate nelle secche della burocrazia regionale.

Sul punto, il Segretario Regionale Giuseppe Corrado ha rilasciato una durissima dichiarazione virgolettata:

“Siamo costretti a registrare una strana quanto singolare situazione circa il centro dialisi esistente a Pellaro (RC), una struttura dove storicamente si prestano cure di alto livello a favore della comunità. Eppure, l’ASP di Reggio Calabria e la Regione Calabria sembrano muoversi a giorni alterni, accettando o rifiutando l’accreditamento con un balletto amministrativo che disorienta i pazienti e destabilizza il servizio. Cosa dobbiamo pensare razionalmente di fronte a questa schizofrenia burocratica? Se una struttura funziona e garantisce standard elevati in un territorio disastrato e affamato di posti rene, l’accreditamento va stabilizzato e difeso, non trattato come una concessione precaria a correnti alterne. Questo atteggiamento non fa che alimentare dubbi sulla reale volontà di risolvere l’emergenza.”

L’audizione farsa del 2025 e le promesse infrante

La rabbia dei malati e delle associazioni affonda le radici anche nelle promesse istituzionali non mantenute. Già il 29 gennaio 2025, nel corso di un’audizione presso la Commissione Speciale di Vigilanza del Consiglio Regionale della Calabria, tutti i soggetti istituzionali presenti — incluse la passata Direzione Generale dell’ASP di Reggio e la Direzione del Dipartimento Salute — avevano ammesso formalmente la gravità del fabbisogno reggino, impegnandosi a emanare un apposito Decreto Commissariale (DCA) di aggiornamento della rete nefro-dialitica. Da allora, però, le carte sono rimaste ferme nei cassetti della Regione.

L’ultimatum: 15 giorni prima delle vie legali

La diffida inviata da Chiaravalle Centrale dà alla struttura commissariale regionale un ultimatum tassativo di 15 giorni per firmare ed emanare il decreto correttivo, finanziare i 29 posti rene mancanti e fare definitiva chiarezza sui regimi di accreditamento delle strutture come quella di Pellaro.

In caso di ulteriore inerzia, Cittadinanzattiva Calabria ha già annunciato che l’atto verrà trasmesso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria per procedere penalmente per omissione di atti d’ufficio e per avviare le richieste di risarcimento del danno biologico ed esistenziale a tutela di tutti i pazienti nefropatici calpestati nei loro diritti fondamentali.

Segretario Regionale Giuseppe Corrado

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